Uno dei problemi più gravi ed urgenti, con cui presto ci troveremo a fare i conti, è la crescente scarsità idrica globale: secondo una ricerca del Centro Studi americano, World Resources Institute, un quarto della popolazione mondiale ha un livello “estremamente alto” di crisi idrica.
L’emergenza recente non ha fatto altro che acuire un problema fondamentale, la cui soluzione va trovata in un equo contemperamento tra la domanda e la reale disponibilità di questa preziosa risorsa! Tecnologia, governance e sistema finanziario-economico sono le tre guide che devono regolamentare in futuro la gestione del sistema idrico, secondo il principio di “Five Fingers Alliance” (alleanza delle cinque dita), ove nessuna prevarica sull’altra ma sono tutte connesse.
Diciassette paesi nel mondo, già vivono in situazione di emergenza: al primo posto c’è il Qatar, con, al seguito, Israele e Libano.
Il Belpaese è al quarantaquattresimo posto su centosessantaquattro nazioni! Industria, consumi domestici e agricoltura, usano fino all’80% della disponibilità idrica annuale, avvicinando, pericolosamente, il rischio siccità, e facendo prevedere conseguenze disastrose!
L’anno scorso, a Città del Capo, si è arrivati quasi al “Day Zero”, per una serie di concomitanze, siccità, sovraffollamento e cattiva gestione, rischiando di esaurire tutta l’acqua disponibile!
Il World Economic Forum, in collaborazione con la Banca Mondiale, sta organizzando una serie di incontri e meeting, per trovare soluzioni tecnologiche che siano in grado di scongiurare il problema, prima di arrivare al “redde rationem”.
Una delle soluzioni proposte, è rappresentata da una piattaforma blockchain, la Blockchain Water Management, in grado di decentralizzare, organizzare e controllare i sistemi di uso delle risorse idriche.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, la domanda di acqua supererà l’offerta entro il 2030, e metà della popolazione mondiale dovrà affrontare un grave stress idrico.
In un sistema a blocchi, Il “blocco” sta semplicemente raccontando le informazioni digitali mentre la “catena” è il database pubblico in cui sono archiviati i dati digitali. Attraverso una gestione decentralizzata e controllata, si potrebbe arrivare a risolvere i problemi dei conflitti idrici e dei monopoli di controllo dell’acqua.
Riguardo al primo problema, la cattiva gestione, anche statale, dell’acqua ha portato a vere e proprie crisi politiche, come è accaduto nello Yemen, dove la popolazione ha perso fiducia nelle istituzioni e nella loro capacità di risolvere il problema. Nello Stato sudamericano della Bolivia, l’acqua fu privatizzata nel 2000, scatenando proteste e ritorsioni, che hanno, sì, portato a una nuova nazionalizzazione delle risorse idriche, ma a spese della stragrande maggioranza dei territori agricoli coltivati, colpiti da una catastrofica siccità.
Le risorse idriche rappresentano il nuovo petrolio, e hanno scatenato una vera e propria “corsa all’oro blu”, da parte di holdings e magnati privati (fenomeno chiamato water grabbing).
La blockchain potrà, senza dubbio, portare maggiore trasparenza in questo emergente e fruttuoso business, monitorando, in un sistema aperto, permissionless, pubblico, le eventuali situazioni di crisi; in questo modo, non solo aiuterà la prevenzione, ma scongiurerà chi vorrà arricchirsi sfruttando le situazioni di emergenza.
Già Waterig, una società di Hong Kong, ha sviluppato un sistema decentralizzato, per raccogliere e distribuire saggiamente l’acqua, agli abitanti della comunità, sviluppando diversi punti di raccolta, e migliorando l’approvvigionamento idrico.
La tecnologia blockchain può anche essere utilizzata per monitorare l’inquinamento dell’acqua: Airalab Rus, un’organizzazione no profit in Russia, in collaborazione con alcune organizzazioni, ha lanciato un progetto sul fiume Volga. Il progetto coinvolge droni, sensori e tecnologia blockchain. Lo scopo sarebbe quello di monitorare e misurare l’inquinamento idrico nel serbatoio, fornendo così, al governo o alle autorità competenti, il tempo necessario per affrontare e prevenire l’eventuale inquinamento.
In un sistema a blocchi, trasparente e decentralizzato, ogni individuo o qualsiasi tipo di entità, potrebbe detenere una licenza, per approvvigionarsi di acqua da risorse pubbliche, sotto controllo e controllando, e avrebbe facoltà di vendere, qualora ne avesse in eccesso, come per ogni altra risorsa energetica, il suo disavanzo ad altri, attraverso l’utilizzo di smart contract.
Credo fermamente che la crisi idrica sia uno degli obiettivi principali, se non il primo, che ogni soggetto, umano e giuridico, dovrebbe porsi, in quanto le innovazioni tecnologiche, prima che del business e del marketing, dovrebbero essere al servizio della conservazione della vita sul nostro pianeta.
Cinque le raccomandazioni del Consiglio mondiale sull’acqua:
- L’accesso all’energia al pari di quello all’acqua dovrebbero essere entrambi considerati e garantiti a livello internazionale, nazionale e locale;
- il finanziamento dell’acqua e dell’energia dovrebbe essere considerato una delle priorità per uno sviluppo sostenibile ed equo;
- la pianificazione urbana e rurale dovrebbe tenere conto dei due elementi di acqua ed energia;
- il riciclaggio e il riutilizzo dell’acqua dovrebbero essere un obbligo legale come pure le energie rinnovabili;
- la governance dell’acqua e dell’energia dovrebbe essere promossa per dare accessibilità alle forniture.
Ameno di un anno da oggi, a marzo 2021 si svolgerà a Dakar il 9° Forum mondiale dell’acqua, organizzato congiuntamente dal Consiglio mondiale sull’acqua e dallo Stato del Senegal, non facciamoci trovare impreparati!
Riproduzione Riservata
Avv. Raffaella Aghemo

