Giustizia a blocchi?
Mentre qui discutiamo ancora di giustizia da remoto, giustizia a distanza, e processi digitalizzati, a Tokyo, un gruppo di ricercatori vorrebbe applicare il sistema blockchain per lo svolgimento delle funzioni legali.
Riprendendo le proprietà ormai conosciute della tecnologia a registri distribuiti e degli smart contract, servendosi della decentralizzazione e della distribuzione del dato, i professori Hitoshi Matsushima del Dipartimento di Economia dell’Università di Tokyo e Shunya Noda della Vancouver School of Economics dell’Università della British Columbia, in Canada, hanno messo a punto un meccanismo che utilizza la blockchain per risolvere le controversie legali, senza la necessità di un processo lungo e notevolmente più costoso.
Applicabilità
Questo meccanismo può essere utilizzato in aste, contratti commerciali e vendite.
La blockchain interviene solo in un momento successivo, come registro delle azioni svolte dalle parti conformemente a quanto preliminarmente concordato, e come garanzia e “testimonianza” delle fasi contrattuali.
In questo modo anche i costi possono essere contingentati e mantenuti bassi.
«Abbiamo progettato un tribunale digitale che identifica e punisce le parti che si discostano da obblighi legali come attività commerciali, ma potrebbe potenzialmente applicarsi a qualsiasi tipo di accordo», ha affermato Matsushima.
In caso di sospetta violazione di un accordo, le parti coinvolte pubblicano le loro opinioni in questo tribunale digitale.
Il tribunale aggrega in modo algoritmico le opinioni e i giudizi sulle parti che hanno violato la loro parte di accordo. Se il tribunale digitale giudica che una parte ha violato l’accordo, tale parte è multata con la sottrazione della somma lasciata in deposito durante l’accordo iniziale.
La tecnologia ideata dai due ricercatori fonda la sua ragion d’essere su un pubblico di utenti prevalentemente onesto, pertanto disposto e motivato a rispettare le regole: il sistema è indirizzato a loro e al vantaggio economico che ne deriva, punendo solo chi fa dichiarazioni mendaci. Costui sosterrà costi e punizioni più elevate.
Lo stesso Matsushima dichiara però che la strada da percorrere è ancora lunga, vista l’attuale poca fiducia nelle tecnologie distribuite e negli automatismi tecnologici.
Precedenti
Già la Cina, con il suo atteggiamento di proiezione verso il futuro, aveva iniziato ad usare la tecnologia blockchain nelle controversie giudiziarie: esattamente nel 2017, aveva dato vita al primo tribunale “internet” al mondo, con sede fisica ad Hangzhou, polo cinese e-commerce, ma ad un “clic” da qualsiasi utente!
In detto tribunale si discutono tutte le controversie in ambito di shopping on line e in ambito web, comprendendo anche eventuali violazioni di diritti individuali come il diritto d’autore online, e la Corte Suprema Cinese aveva stabilito che le prove, archiviate e verificate su piattaforme blockchain, potessero valere come prove in controversie legali.
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Avv. Raffaella Aghemo

