Assicurazione o AIssicurazione?
Con il termine “assicurazione”, in una esegesi prettamente giuridica, si fa riferimento a quel negozio giuridico con cui ci si “garantisce” da un evento futuro ed incerto.
Ne discende un corollario piuttosto evidente, e cioè che il settore assicurativo si basa su dati: sono i dati, raccolti ed analizzati caso per caso, che guidano e qualificano i rischi e quindi, di conseguenza, i costi.
In un contesto, come quello attuale, in cui si guarda al coinvolgimento di nuove tecnologie con un misto di speranza, in un contributo significativo, e di timore, di essere “sostituiti”, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale può fare davvero la differenza!
Intelligenza Artificiale
L’Intelligenza Artificiale comprende molte tecnologie, il cui uso futuro potrà incidere significativamente per un mercato predittivo:
- c’è l’apprendimento automatico, che è il famoso machine learning, utilizzato per identificare, nei dati, dei modelli, e in questa maniera fare previsioni;
- c’è l’apprendimento profondo, che sarebbe il deep learning, applicazione del precedente ma capace di agire in autonomia, in quanto il modello apprende dai dati e, senza istruzioni, trae conclusioni;
- ci sono le reti neurali, che a imitazione del cervello umano, dai dati, elaborano modelli, anche complessi, senza bisogno del’intervento umano;
- e ci sono i chatbot, che imitano il linguaggio naturale, comprendendo e formulando risposte in forma scritta o vocale.
McKinsey stima un potenziale valore fino a 1,1 trilioni di dollari annui, qualora la tecnologia AI venisse pienamente applicata al settore assicurativo.
Settori chiave
Andy Cassel, vicepresidente dei dati e delle analisi di un software per il settore assicurativo, fa presente come l’introduzione dell’AI in un contesto organizzativo, necessita non solo un cambiamento tecnologico o procedurale, ma un cambiamento globale. «Nessuno deve usare l’IA per fare bene il proprio lavoro», ha detto, ma «Quello che devi fare è rendere l’IA una parte naturale del lavoro che ha senso e offre valore a coloro che la usano».
Il passaggio non è immediato, richiede anzitutto la digitalizzazione di tutti quei dati, di cui sopra, che adesso sono ancora “imprigionati” in documenti cartacei, definiti appunto “dati sporchi”.
Ne deriverebbe pertanto un servizio personalizzabile e competitivo, ritagliato addosso ad ogni cliente, che si troverebbe a pagare solo per quello di cui ha effettivamente bisogno. Quindi si avrebbe un miglioramento nel marketing e negli aspetti commerciali. Inoltre, anche l‘aspetto di pura assistenza, o di customer satisfaction, potrebbe giovare dell’utilizzo di chatbot, in ausilio al personale assicurativo. E non solo! Anche il rischio di eventuali frodi, attraverso sistemi di riconoscimento neurale, sarebbe attenuato in maniera significativa, conducendo a premi più concorrenziali per tutti e a polizze moto più basse.
Ne deriverebbe uno strategico miglioramento in vari comparti:
– nell’assicurazione sanitaria, i clienti potrebbero pagare per i servizi di cui necessitano (pay-as-you-go), e personalizzare le loro necessità;
– nell’assicurazione auto, si avrebbe un netto miglioramento del servizio, per esempio, fotografando in tempo reale i danni al veicolo per un sinistro e avendo già una valutazione dei costi di riparazione, con un tempo di gestione dei i reclami pari a sei minuti e 48 secondi, secondo quanto affermato dalla compagnia assicurativa, creata da Alibaba, Ding Sun Bao.
L’Intelligenza Artificiale può migliorare significativamente i processi produttivi e in alcuni settori più che in altri, quello dell’insurance, è uno di questi!
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by Avv. Raffaella Aghemo

